
Museo Civico Archeologico
Piazza Matteotti, 4 - Sassoferrato
Tel: 0732.9561 / 0732.956231-232-205 -218

Museo della Miniera di Cabernardi
Storia
Fraz. Cabernardi - Sassoferrato
Tel: 0732.975241

Museo delle Arti e delle Tradizioni Popolari
Palazzo Montanari - Sassoferrato
Tel: 0732.9561 / 0732.956231-232-205 -218

Area Archeologica di Sentinum
Loc. S. Lucia - Sassoferrato
Tel: 0732.9561 / 0732.956231-232-205 -218
Oggi i ruderi della città romana di Sentinum affiorano nel Parco archeologico situato a sud di Sassoferrato nella località di S. Lucia. Il nome dell’urbe è collegato alla famosa battaglia di Sentino (295 a.C.) dove i romani sconfissero la coalizione Italica formata dai Galli Senoni ed i Sanniti e permise la conquista dei territori del Medio Adriatico. L’insediamento di Sentinum probabilmente fu fondato circa 600 anni prima di Cristo dal popolo Umbro in una località ancora non identificata. Tra le varie ipotesi, essa viene collocata nello stesso sito di S. Lucia o nel pianoro di Civitalba a circa 6 chilometri da Sassoferrato. Dopo la battaglia, la cittò umbra non subì un forte sviluppo e rimase solo un importante vicus. Con la Guerra Sociale (91- 89 a.C.), si ebbe l'organizzazione amministrativa delle singole comunità e l'istituzione dei Municipi. Nelle comunità rurali (pagi), organizzati per piccoli nuclei abitati (vici), furono create le strutture idonee per le amministrazioni dei municipi. A tale scopo Roma fondò ex novo dei centri urbani, oppure, nel caso più frequente, ristrutturò e potenziò i vicus più importanti sia per l'entità della popolazione che per la posizione geograficamente ed economicamente più favorevole. A ciò si deve probabilmente l'evoluzione della Sentinum Romana.

Monte Strega

S. Emiliano in Congiuntoli
A sei chilometri da Sassoferrato, lungo l'antico diverticolo che porta a Scheggia nella congiunzione del torrente Perticano con il fiume Sentino, si erge la Badia di S. Emilano e Bartolomeo in Congiuntoli. Questo antico cenobio è stato abbandonato dai monaci nel 1596, anno in cui i Cistercensi non vollero più dipendere dagli abbati accomandatari. La badia, anche se disabitata, possedette notevoli ricchezze fino al 1860, anno in cui il territorio umbro-marchigiano passò sotto il Regno d'Italia. In origine era una piccola chiesa con un monastero distaccato entrambi fondati dai monaci benedettini. Fu frequentata da San Domenico Loricato tra gli anni 1030 e il 1050 vivendo in una cella isolata tra i boschi prima di trasferirsi nell'eremo di S. Vicino, dove morì nel 1060. La badia oltre che avere varie ricchezze a Perticano, Casalvento, Leccia, S. Felice, possedeva i castelli di Liceto, Montelago ed un terzo, oggi scomparso, tutti e tre donati dai conti Atti di Sassoferrato nel 1274. La Chiesa di S. Emiliano è a due navate, il presbiterio è sopra una predella e non ha la cripta. Il corpo della costruzione è in pietre bianche squadrate, ha dei pilastri ottagonali che sorreggono gli archi romanici corredati di capitelli semplici e lineari; alcune finestre di stile romanico si amalgamano perfettamente con quelle gotiche trilobate. Fino al 1907 si vedevano i bellissimi affreschi del 1300 attribuiti alla "scuola riminese" oggi depositati nella Pinacoteca di Fabriano.

Abbazia di S. Croce
Santa Croce venne fondata nel secolo XII dai Conti Atti, Signori di Sassoferrato, per i Monaci Camaldolesi provenienti da San Vittore e con materiale della vicina città di Sentinum. L'Abbazia ebbe un rapido e rigoglioso sviluppo tanto che, neppure a un secolo dalla fondazione, aveva una cinquantina di chiese e priorie dipendenti da essa, si segnala anche un'elevata vita spirituale di molti monaci, tra cui il Beato Alberto e il Beato Gherardo. Famosa fu la grande festività del 2-3-4 maggio e cui intervenivano i priori e del popolo di Sassoferrato e nella quale alla solenne processione si univano fiere, giochi e la gara del pallio. Per la sua struttura ed ornamentazione S. Croce costituisce un'opera di grande interesse artistico. Dall'esterno non appare nulla dell'architettura interna, infatti, da un lato, la costruzione è inglobata nella struttura conventuale. Il campanile attuale, sembra risalga al 1300 e originariamente doveva avere la funzione protettiva di fortezza. Le due antiche campane che si conservano nella chiesa sono, la maggiore del 1400 e l'altra del 1412. Il portale è quasi del tutto nascosto da due muri di sostegno costruiti dai monaci nel primo decennio del '900. Il vano che ne risulta è coperto da una volta a botte, con cornici in pietra scolpita a motivi geometrici e floreali. Il portale è costituito da 4 archi concentrici che poggiano su pilastri con capitelli ornati con motivi bestiari. La struttura interna è a pianta centrale, più precisamente quadrata, ad esedre, di tipo bizantino. Interessantissima è la ricca e varia decorazione dei capitelli dei pilastri e delle semicolonne che mostra motivi floreali e geometrici, intrecci viminei, volute e qua e la figure umane stilizzate, tutte in rapporto con il sacrificio della Croce. Degli affreschi che nel '300 dovevano ricoprire pareti, absidi e perfino pilastri, si notano ora su colonne, quelli di S. Caterina sulla ruota e del Beato Alberto e sempre dello stesso periodo si possono vedere quelli dell'abside del lato sinistro della chiesa che raffigurano episodi della vita di S. Tommaso Apostolo, insieme alla Madonna, al Crocifisso e al Beato Alberto. Sono da menzionare due opere tra le più importanti della chiesa, momentaneamente conservate altrove. La prima, del secolo XV è il maestoso polittico, ritenuto erroneamente per lungo tempo opera di Antonio da Fabriano, si deve a Federico Zeri l'attribuzione esatta a Giovan Antonio da Pesaro. L'altra opera datata 1524 è una pala raffigurante San Benedetto, di Pietro Paolo Agabiti. Notevole all'interno dell'abbazia un San Rocco in terracotta invetriata della seconda metà del XV secolo ed il raro Paliotto ligneo dorato del XVII secolo, addossato all'altare maggiore.

Chiesa di San Francesco
La suggestiva costruzione gotica è in conci bianchi e la semplice facciata vanta un portale ogivale. Nell'interno ad una navata tele di Ercole Ramazzini, G.F. Guerrieri. Nell'abside resti di affreschi di scuola fabrianese del '300 e '400. La chiesa conserva una delle più alte espressioni della pittura riminese del trecento nelle Marche, la croce dipinta raffigurante, oltre alla venerata immagine di Cristo, quella a mezzo busto dell'Eterno, della Vergine e del Battista, che ornano gli specchi polilobati dela cimasa e dei bracci laterali.

Rocca di Albornoz
La rocca fu costruita nel 1368 da Egidio Albornoz legato papale che la fece con il denaro ricavato dalla vendita dei beni confiscati alla famiglia degli Atti di Sassoferrato. Restaurata in diverse epoche la Rocca costituiva un bastione difensivo di grande importanza per tutta la zona. Nel ripulire l'interno, durante uno dei restauri, furono rinvenute ceramiche di produzione locale di fine sec. XVI e resti di artiglieria.

La Grotta delle Mandorlete (Monte Rotondo)
Sul versante esposto ad Est, poco sotto la sommità pianeggiante detta Le Battute, sono state rinvenute due cavità carsiche ipogee note con il nome di Grotta del Mandorleto e Grotta del Tesoro. Belle ed ampie sale, in particolare la seconda, con le sue concrezioni di calcare bianchissimo, stallattiti e stalagmiti in gran parte attive, presentano alcuni cunicoli laterali ancora da esplorare. Ma il vero interesse di queste grotte è costituito dall'eccezionale presenza di specie appartenenti all'ecosistema ipogeo. Si rileva, infatti, la presenza di una numerosissima popolazione di artropodi appartenenti al genere Dolicopoda, di numerosi aracnidi e di una vasta popolazione di chirotteri (alcune centinaia di individui, nella grotta maggiore) appartenenti al genere Rhinolophus e ad altri generi non ancora identificati. Inoltre si rilevano tracce della frequentazione occasionale di esemplari di istrice (si rinvengono numerosi aculei) e di tasso (con tane e fatte). La presenza diffusa di vaste popolazioni di chirotteri va indubbiamente considerata come indicativa del buono stato di conservazione dell'ambiente naturale circostante che favorisce la presenza di tali specie. Altre condotte carsiche rinvenibili verso la sommità le battute testimoniano dell'ampia diffusione del fenomeno carsico nell'area.