Quando il G9 era il G10 e nelle Aree interne c’era anche Pergola

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area-internaFino ad un anno fa. c’era chi ancora ci sperava. Pergola dentro l’area interna Appennino Basso Pesarese Alto Anconetano aveva un suo preciso ruolo che piaceva sia alla regione Marche, sia al Ministero della coesione territoriale, oggi battezzato di nuovo del Mezzogiorno. Dopo tutto si trattava solo di far approvare dal consiglio comunale della città dei Bronzi Dorati, la convenzione mediata e  concordata alla conferenza dei sindaci. Quella stessa approvata dalle nove altre civiche assise che creava un’unione speciale tra comuni con le stesse identiche problematiche in grado di fare da area pilota per la Strategia delle aree interne ideata dall’ex ministro ed economista Fabrizio Barca.

Salvo che Pergola alcuni punti li voleva modificare soprattutto alla luce di una visione che pone Pergola protagonista nella Valle del Cesano. Ed il G10 è diventato G9 ed oggi Sassoferrato, Arcevia, Serra Sant’Abbondio, Frontone, Cantiano, Cagli, Acqualagna, Apecchio e Piobbico si sono uniti per progetti specifici in materia di turismo, di mobilità, di sanità e di edilizia scolastica che saranno finanziati da 9,5 milioni di euro – che diventano 12 con il cofinanziamento – e sono pure già stanziati.

Sulle ragioni del “no” di Pergola all’area interna, ecco un’intervista realizzata il giorno 8 gennaio 2016 agli esponenti della lista che siede sui banchi dell’opposizione di Pergola.

A quel punto il G10 diventa il G9 e i sindaci imprimono l’accelerazione. Perché sono loro che hanno fatto la differenza e reso l’area interna Appennino Basso Pesarese Anconetano una delle due aree operative a livello nazionale.

Il  G9 dell'area internaQuesta settimana è stato approvato dalla regione l’accordo quadro e fra un mese ci saranno le firme ufficiale dei ministeri. L’area interna del nostro Appennino anconetano e pesarese diventa, con la Valtellina, fra le prime aree ad essere operative a livello nazionale sulle 66 individuate dal ministero.

L’area vanta 34mila abitanti, rappresenta il 2,6 % dei marchigiani, quasi il 10 % del territorio delle Marche. Un territorio non facile su cui svettano lo Strega (1278 m), il Catria (1702 m), il Nerone (1525m) e tante altre cime e dove le località sono, in linea d’aria, vicine ai centri servizi i quali però, stante la viabilità, necessitano di ore di viaggio per essere raggiunti. Ecco perché i nuovi parametri identificati da Fabrizio Barca, allora ministro della Coesione territoriale nel governo Monti, sono subito apparsi realistici. Ovvero determinare un’area interna identificando centri come poli, in quanto dotati di determinati servizi, e calcolare la distanza – misurata in tempo di percorrenza – per chi vuole raggiungerli e vive nei centri detti periferici, e dunque sprovvisti di questi vantaggi. Il che spiega anche perché comuni come Genga o Serra San Quirico siano stati esclusi dall’area interna avendo a disposizione una superstrada e una linea ferroviaria ben collegata ma anche perché l’area interna sia strettamente collegata a centri più importanti come Urbino, Città di Castello, Gubbio e Fabriano.

Il merito comunque va certo a Fabrizio Barca che ideato una politica qui persegue una visione e segue un metodo ma sopratutto ai Sindaci. Sono loro che hanno lavorato per superare il municipalismo e la frammentazione, con il coinvolgimento funzionale di Urbino, Fabriano e pure di Gubbio e considerato l’area come un territorio-asilo atto a generare delle competenze e a sfruttare tutte le capacità che valorizzano e creano reddito partendo dal patrimonio ambientale, culturale, agroalimentare e ricettivo, curandosi della qualità della vita con azioni sul digital divide o la mobilità.

Infine, l’intesa si può definire “strategica” perché cerca di attrarre investimenti favorendo servizi rivolti ai giovani, alle famiglie e agli anziani. Poi il fatto che siano stati stanziati già 9, 8 milioni di euro, che diventano 12 con il cofinanziamento dei comuni e che, a breve, saranno oggetto di bandi specifici attivati in stretta collaborazione con le associazioni e le imprese che lavorano nell’ambiente, nella cultura materiale, nei prodotti tipici e di qualità e sono legati alla storia e alle tradizioni, rende evidente come il G9 abbia creato un comprensorio che punta sulle risorse umane per sviluppare un altro futuro per aree finora classificate come marginali e che si sentivano emarginate. Oggi siamo al via con le ultime firme e la partenza dei bandi.

Véronique Angeletti@civetta.tv

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