“L’attacco romano” al Monte Strega che potenzia l’Appennino

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Chiosco Monte Strega SassoferratoSassoferrato – Una piccola mieleria, un po’ bottega, molto punto ristoro e pure fattoria didattica per studiare i prodotti dell’alveare e anche realizzare candele in cima al Monte Strega a fianco del Parco Daini.

Il progetto è firmato “JP srl” con sede a Roma dove “J” sta per il ventitrenne Jay di Sassoferrato e “P” per Francesco Paoletti, 50 anni, dell’azienda agricola omonima che lavora a Valdolmo, erede di terreni a Montelago di cui la mamma è originaria. Di recente, hanno investito su un’attività abbandonata installata a margine del piazzale dove finisce la provinciale Sp48 quella di Cabernardi-Montelago e che s’intreccia con i progetti “Ricrea – Paesaggi e civiltà del fare” del Gal Colli Esini.

Chiosco Monte Strega Sassoferrato
«L’idea mi è venuta – spiega l’imprenditore cinquantenne – mentre sistemavo l’area barbecue per conto del Comune quest’inverno, quando il montelaghese Mario Bettini mi chiese se gli davo una mano per demolire il chiosco di sua proprietà».

Francesco, 50 anni, tre volte a settimana cura la decina di daini del parco comunale. Il piazzale lo vive in tutte le sue stagioni ed intuisce il potenziale di questa vetrina per i prodotti della sua azienda e più di tutto per il suo miele. Soprattutto considerando che produce anche grano saragolla, ceci, lenticchie e nel prossimo futuro sta valutando di coltivare altri prodotti dimenticati e di proporli direttamente al privato. Francesco offre allora 3mila euro ma Mario ne accetta solo 2 e l’affare si chiude includendo anche il bosco di faggi di alto fusto che arreda la ripida scarpata dietro alla struttura. Natura bella, incontaminata, protetta e super vincolata e questo da decenni.

Oggi, sulla carta è tutto pronto. Nei 60 mq di superficie, cucina, sala, veranda e, con un accesso esterno, bagni e docce a servizio di chi usufruisce del barbecue o viene in campeggio; nel seminterrato, un laboratorio per gruppi e scuole.

Il chiosco ha anche un bel dehors. Francesco e Jay hanno comprato il terreno a fianco da una famiglia di Senigallia che negli anni 70-80 voleva installare una casa prefabbricata ma non realizzò il suo sogno non riuscendo a superare il vincolo di tutela integrale che protegge questo lembo di monte. Quello pezzo sempre verde per chi frequenta il monte.

Chiosco Monte Strega Sassoferrato

Poi, si tutela e compra anche un accesso diretto alla strada acquistando dal Comune 1350 mq del piazzale per 15mila euro. Un terreno entrato nel patrimonio comunale dodici anni fa quando un abitante di Montelago fece una permuta con un altro pezzo di terra vicino al suo domicilio. Ed è proprio questa vendita che ha fatto salire alla ribalta il chiosco e sollevato preoccupazioni sull’azione del Comune di Sassoferrato e sul voto unanime del consiglio comunale alla vendita che, tanti temono, mette a rischio l’uso del piazzale a servizio degli escursionisti e del viaggiatore curioso. Fino a temere  «la vendita della Croce dello Strega».

«Il chiosco e il suo dehors non vanno assolutamente a togliere spazio all’uso dei barbecue e degli spazi del Comune – interviene l’imprenditore cinquantenne –. Anzi, il flusso è quello di cui abbiamo bisogno per quest’attività turistica che pensiamo di aprire per il momento solo d’estate ma non escludiamo di farlo anche a primavera e in autunno».

Chiosco Monte Strega Sassoferrato

Come solleva perplessità il fatto che il progetto di JP intercetti fondi europei. Il che necessita di ricordare come intervenga sul tessuto sociale ed economico il Gruppo d’Azione Locale (Gal) Colli Esini, tra l’altro come tutti i Gal marchigiani.

Va detto che le strategie per il 2014-2020 sono tutte “bottom-up”. Ossia azioni ideate per finanziare con fondi europei (attenzione, sono solo di passaggio nel bilancio della Regione perché provengono direttamente da Bruxelles) ed incentivare, con contributi a fondo perduto, progetti di privati che potenziano o compensano i punti di forza e debolezza. Analisi che i Gal su indicazione dei Comuni hanno individuato precedentemente nei comprensori.

Fra i tre grandi assi strategici del Gal Colli Esini ci sono i “Progetti Integrati Locali”, acronimo PIL. Si sostiene che siano innovativi, in realtà è solo un altro modo di programmare gli investimenti ma con “un’intelligenza regolatrice”.

In sintesi, si fonda sull’integrazione tra pubblico e privato e intorno al “capitale territoriale” – identificato nelle produzioni agroalimentari, il patrimonio naturale, quello culturale, i sistemi produttivi, turistici, di servizi – cerca di stimolare nuove aggregazioni tra istituzioni, imprese, cittadini. Lo scopo: esaltare la vocazione tradizionale del territorio e promuovere sviluppo, occupazione e crescita, con il sostegno dei fondi comunitari. L’intelligenza regolatrice è la pianificazione dei Comuni che chiedono quello di cui necessitano le loro comunità.

A Sassoferrato, come a Fabriano, Cerreto d’Esi e Matelica, il progetto si chiama “Ri-Crea: Paesaggi e Civiltà del Fare”. Mira a “valorizzare il capitale culturale dell’area, identificato nella sua vocazione imprenditoriale, per mettere a sistema attività produttive differenti (artigianato, manifattura, enogastronomia, produzioni hi-tech) con il patrimonio storico, artistico e archeologico in un’ottica di brand territoriale“.

Filosofia che collima con la logica del progetto di Jay e Francesco Paoletti che, con fondi propri, già sta andando avanti. Un progetto che offre un servizio “ristoro” al turista, diventa un prezioso “info point” per escursionisti e crea un sistema didattico che coniuga “miele”, “prodotti di montagna”, sentieri e parco daini. Una base utile anche per attivare progetti, idee, proposte di associazioni di guide ambientali, delle cooperative turistiche.

 Più che togliere lo Strega alla cittadinanza, sembra che questo progetto renda meta una splendida montagna e inserisca finalmente Sassoferrato in quel mondo che è cerniera tra il monastero camaldolese di Fonte Avellana, che con la sua gestione etica delle foreste si candida a patrimonio immateriale Unesco, e l’Umbria che sulle falde di quel pezzo d’Appennino ha istituito ventiquatro anni fa l’area naturale protetta del Cucco.

Véronique Angeletti@civetta.tv

Chiosco Monte Strega Sassoferrato

 

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